D: In questi mesi l'Iran è duramente criticato e continuamente commentato da parte dei media, specialmente per ciò che riguarda il nucleare, il difficile rapporto con gli Stati Uniti. L'Iran ha bisogno di produrre l'energia tramite il nucleare oppure è giustificato il timore che questo si realizzi?
R: Il problema maggiore è legato alla mancanza di fiducia da parte della comunità internazionale nei confronti dell'Iran. Detto questo, l'Iran ha un fabbisogno di energia elettrica pari a 40mila Megawatt a avrebbe quindi bisogno di quaranta centrali nucleari come quella di Bushehr.
D: Quanto il messaggio video di Obama può creare un nuovo canale di dialogo con l'Iran soprattutto in vista delle nuove elezioni politiche che avverranno il 12 giugno? Che cosa ne sarà, politicamente, dell'Iran?
R: Difficile fare previsioni in vista delle elezioni presidenziali del 12 giugno, anche perchè negli ultimi anni le previsioni degli analisti sono state regolarmente smentite. Non metterei però il video di Obama in collegamento diretto con le elezioni perchè la politica estera è, al pari del programma nucleare, prerogativa esclusiva del leader supremo Ali Khamenei e non del presidente della repubblica islamica.
D: Il difficile rapporto fra Iran e Israele è trattato nel suo reportage “Che ne facciamo di Teheran?”, ma la presenza ebraica in Medio Oriente si trova in percentuale piu' alta proprio in Iran, qual è il reale rapporto fra gli iraniani e la minoranza ebraica?
R: Gli ebrei residenti in Iran erano 80mila al momento della creazione dello Stato di Israele nel 1948 e ora sono stimati in 25mila. Hanno un loro deputato in parlamento e sono una minoranza riconosciuta con le loro scuole, i loro ospedali e case per anziani. Si tratta di famiglie che da generazioni – potremmo azzardare da millenni – sono stanziate in Iran. Gli ebrei iraniani sono considerati in primis iraniani e, in seconda battuta, di fede ebraica. E come iraniani godono dei diritti civili, politici e religiosi e hanno dunque le loro sinagoghe e i loro cimiteri.
D: In “Out of place” lei racconta la storia di una donna iraniana ebrea che vive in Israele dal 1987 e che vorrebbe tornare nel suo paese. Quali sono, viceversa, i rapporti fra gli israeliani e la minoranza iraniana presente in territorio?
R: Secondo uno studio del Centro di Studi iranici di Tel Aviv gli ebrei iraniani residenti in Israele sarebbero 250mila. Alcuni ricoprono ruoli di prestigio, anche in politica e nelle forze armate, mentre altri sono semplici mercanti. Tra questi c'è Rachel, la protagonista del mio cortometraggio OUT OF PLACE in cui ho deliberatamente lasciato la politica internazionale sullo sfondo per mettere in primo piano la questione della maternità. E credo che dal video traspaia chiaramente come l'Iran sia, per Rachel, metafora della gioventu' ormai appassita. In ogni caso sul mio sito www.fariansabahi.com trovate, nella sezione GIORNALISMO, il mio articolo ESSERE O NON ESSERE IRANIANI pubblicato sul mensile VENTIQUATTRO del Sole24Ore.
D: Lei ha scritto che il colore dell'Iran è il nero, il nero dei chador delle donne. Le donne iraniane sono presenti nei loro differenti ruoli, nella società iraniana, ma dopo le elezioni politiche del 2005 che cosa è cambiato nei confronti della parte femminile della società? Vi è stato un inasprimento, in termini di libertà personale, verso questa parte della popolazione?
R: Dopo le elezioni del 2005 è stata messa in atto una campagna contro le bad-hejabi, ovvero contro le cosiddette "mal velate". Ma al tempo stesso è stata lanciata la campagna un milione di firme volte a far abrogare quelle norme che, all'interno del sistema giuridico della repubblica islamica, penalizzano le donne.
(a cura di Paola Zoppi, LibrInTerra)



















