In un'India lontana dai tristi e disperati amori cinematografici, La stanza degli spiriti di Shilpa Agarwal, edito da Piemme, tradotto da Laura Pignatti, indaga l'animo profondo dell'essere umano. Quando si compiono gesti irriducibili, ai quali non si può più porre rimedio, non basta il tempo ad attutire la crudeltà della coscienza. La scrittrice indiana ha il pregio di esaminare senza giudizi, attribuendo ai fantasmi le sembianze degli uomini. La stanza degli spiriti è il libro del mese (luglio-agosto), leggi l'intervista all'autrice su: http://www.librinterra.com/p/il-libro-del-mese.html
La famiglia Mittal, vive a Bombay e custodisce un segreto, a cominciare da Jaginder, il padre, che ogni notte fugge per andare ad ubriacarsi all'adda di Rosie e Savita, la madre, che il tempo ha reso sterile e acre, quasi invidiosa dell'esistenza altrui. Dheer e Tufan, i due gemelli. Il primo, mangia di nascosto i cioccolatini che sono banditi dalla sua dieta, e il secondo, continua a fare la pipì a letto. Nimish è segretamente innamorato di Lovely, la vicina di casa, una ragazzina così bella e sofisticata. E Lovely ha un insaziabile bisogno di libertà, di fuggire dai progetti della sua famiglia. La sua famiglia. Deve dileguarsi dalla violenza che essa ha in serbo per lei. Ognuno di loro nasconde qualcosa. Ma il segreto più grande lo nasconde, lo reprime, lo allontana Maji, la capo famiglia.
Mentre Pinky è solo una bambina di tredici anni e come tutti i bambini, ha un desiderio irresistibile: aprire la porta del bagno che di notte deve, obbligatoriamente, restare chiusa. Maji chiude con il chiavistello la porta di legno lucido intarsiato a tre pannelli, e la riapre solo al mattino. Pinky, anche se non passa giorno che Savita le dica esplicitamente che è un'indesiderata, si sente attratta da quella casa, le piace il suo giardino, l'albero di tamarindo, e poi c'è Nimish. Ma che cosa si nasconde là dentro? Ogni volta che vi si trova al suo interno, Pinky avverte qualcosa, o meglio, qualcuno. Fino a quando, inspiegabile razionalmente, lo spirito, perchè è di uno spirito che si tratta, comincia a comunicare con lei. Attraverso il secchio, che usa per lavarsi, le mostra ciò che è accaduto tredici anni prima: una bambina piccolissima è annegata durate il bagno. Ma sul punto di capire come ciò avviene, dalla troppa paura Pinky scappa. E questo sembra essere il tormento dello spirito, far uscire tutto allo scoperto, mostrare a tutti ciò che è successo. Così una notte, inspiegabilmente, la porta del bagno resta aperta e lo spirito di Chakori esce. Il passato è libero. Comincia a vagare per le stanze, attraverso i panni stesi ad asciugare in casa, a causa dei violenti monsoni. Ciò che tiene in vita lo spirito è l'acqua. Tutti sanno che l'ayah che stava lavando la piccola, si è distratta e la bimba è affogata. Ma sono davvero andate così le cose?
Pinky è approdata nella famiglia Mittal proprio dopo la morte di Chakori, quasi a doverne prendere il suo posto, anche se non andò così. La madre di Pinky, Yamuna, era morta da rifugiata a Lahore nel tentativo di attraversare il fiume per entrare in India durante la Partizione. I soldati avevano fatto sparire il cadavere dicendo che era annegata (p. 36). Morì, lasciando solo suo marito e la bambina. Maji, la capofamiglia, decise così di prendersi cura di sua nipote ad ogni costo. Ma Pinky soffre per la solitudine nella quale è confinata e neanche l'amore di Maji le può bastare.
Lo spirito continua a presentarsi agli occhi di Pinky, l'aggredisce, la tormenta e la bambina esausta, terrorizzata, ammutolita non riesce a capire che le vuole comunicarle. Esasperata, alla fine, Pinky rivela a tutti che lo spirito è lì. E lei non è la sola che riesce a vederlo. Anche Parvati, una delle domestiche, vede la bambina. Nessuno, però, pare sapere come andarono veramente le cose, fino a quando tutto precipita.
Jaginder fugge di casa, dopo l'ennesima lite con la moglie, e Gulu l'autista mentre attende il suo ritorno, sotto la pioggia scrosciante, vede qualcosa. Anche l'ayah è tornata e in una tremenda notte, abbattuta da violenti temporali ogni cosa prende nuovamente vita. Non basteranno i riti del tantrista e del sacerdote perchè torni la calma. La finta quiete in cui viveva la famiglia Mittal viene spazzata via. Ciò che accadde quel giorno, lontano tredici lunghi anni, riemerge definitivamente. Sarà solo Pinky a poter riordinare i tasselli e disporre di un nuovo inizio.
Shilpa Agarwal, nata a Bombay, vive e lavora a Los Angeles, in La stanza degli spiriti, insegue un'India poco cinematografica, i suoi personaggi vivono di apparenze: felicità, soddisfazioni e quiete sono una messa in scena. Il lettore scoprirà, attraverso un linguaggio avvolgente, tagliente e ricco, che questo inseguire fantasmi non ha niente a che fare con pratiche pagane e ancestrali.
Tuttavia si tratta di fare i conti con la propria coscienza. Shilpa Agarwal dipinge una famiglia attanagliata dai propri sensi di colpa, dalle proprie assenze, i fantasmi che bussano alla porta sono le voci con le quali bisogna fare i conti, prima o poi, nella vita. Solo quando ci si rende conto di ciò che è accaduto realmente, e lo si accetta, il castello della propria esistenza si scardina a poco a poco, tutto viene spazzato via, ma solo a quel punto, la famiglia Mittal può veramente ripartire da quel limbo durato tredici anni.
La stanza degli spiriti, di Shilpa Agarwal, Piemme, traduzione di Laura Pignatti. La recensione è a cura di Paola Zoppi.

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